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Dicembre 2007 Archivi

18.12.07

Renato Corsini - Sui sentieri di Buddha

Arrivano il Natale e l’anno nuovo. Tra i propositi di RB.com e di tutti i collaboratori di Roberto c’è sicuramente quello di completare e rendere finalmente attiva la Heroes Company. Un primo passo è il sostegno al bel libro fotografico di Renato Corsini, “Sui Sentieri di Buddha”, con la prefazione di Roberto e di Vittorio, che inseriamo sotto. Il volume di Renato è importante per diversi motivi. In primis, i proventi del ricavato della vendita di questo testo saranno destinati a una serie di aiuti alle popolazioni del Sud Est asiatico. Inoltre, Renato ha colto l’essenza della missione di Heroes Company: dare voce, parola, spazi agli eroi moderni. Heroes Company sta nascendo in questi mesi, una genesi composta, misurata, semplice che vuole andare in profondità, non arenarsi alla prima iniziativa.
Heroes Company vuole partecipazione diretta, impegno, coinvolgimento: Heroes Company deve avere anima, prima di tutto. Naturalmente ci sarà il massimo di visibilità, limpidezza, come in tutte le iniziative che Roberto ha fin qui portato avanti. Tutto verrà segnalato a tempo debito proprio su questo sito.

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Si dice spesso che per essere riconosciuti bisogna apparire, mostrarsi, farsi vedere. Le immagini che ritroviamo ogni sera davanti alla televisione esistono nel momento stesso in cui sono proiettate, poi non sono più: immutabili ma effimere, fisse ma sfuggenti. Le immagini di questo bellissimo libro di Renato Corsini non appartengono alla categoria di cui sopra. Le foto di Renato sono straordinariamente semplici, profonde come solo i grandi fotografi riescono a trovare. Un foglio di carta, bene utilizzato come è nelle pagine che seguono, può davvero offrire percorsi profondi, forse aiutarci e accompagnarci anche nella vita di ogni giorno. La semplicità della posa forse non “terrà” la prima pagina di un giornale o l’apertura di un TG, ma è vera, e per questo straordinariamente bella. Un grande pensatore italiano, Francesco De Sanctis, scriveva: “La semplicità è compagna della verità, come la modestia lo è del sapere.”

Nei mesi scorsi, abbiamo visitato assieme il Laos. Quel popolo, pur vivendo difficoltà contingenti, possiede una grande dignità, ed è bello riconoscerla in quei sorrisi sempre presente sui loro volti. Volti sorridenti e gioiosi, seri e meditativi, comunque sereni. E questo ci ha ricordato che quello che abbiamo dentro spesso vale molto di più di quello che ci circonda. La forza di quelle persone risiede dentro di loro: è una ricchezza che non si esaurisce, non si può comprare ma solo trasmettere e, ognuno, coltivare. Le immagini proposte in questo libro da Renato si sovrappongono nella nostra mente a quelle che abbiamo incontrato.

Di ritorno dal Laos siamo stati scossi, tutti, dalla rivolta dei monaci buddisti birmani, che lottano perché finalmente possa terminare il regime dittatoriale che opprime tutto il Myanmar. Quei monaci avevano vesti semplici e possedevano un’arma semplice: il silenzio, più forte di qualsiasi fucile, anche di quello che uccide. Quegli uomini, spesso considerati “fuori dal mondo”, ne percepiscono in realtà l’essenza ultima, quella vera, e la ricercano attraverso la semplicità. Sono loro che hanno donato la voce, il loro silenzio assordante, agli oppressi e agli umili, continuamente vessati. Coscienti del ruolo, hanno offerto il loro contributo che però spesso, bombardati dalle informazioni che mirano al celebrativo e al ridondante, riconosciamo solo in casi di estrema necessità, come questo: una battaglia con le armi della non violenza in cui essi cercano di restituire la dignità al loro popolo. Eppure la loro vita quotidiana, fatta di preghiera e di continua formazione umana, si perpetua ogni giorno, in semplicità. Quei gesti, quei volti che continuano a farci riflettere sono protagonisti di questo libro di Renato, che con i suoi scatti ci offre un’ulteriore possibilità di approfondimento. Queste immagini ci aiutano a ricordare, ci spingono a conoscere. Fermarsi a riflettere, nel silenzio, della vita e del suo intimo significato è una vittoria di ogni giorno.

Ci sono valori che accomunano le persone, e non è un caso che la nostra amicizia abbia già attraversato diversi lustri. Insieme abbiamo scelto, al termine della carriera calcistica di Roberto, di continuare a perseguire una vita semplice fatta di rare apparizioni “in pubblico”, ma di tanti colloqui, di approfondimenti, senza tralasciare lo spazio per lo scherzo e mantenendo una costante ricerca della serenità. Valori donatici anche dalla pratica buddhista e dagli insegnamenti che il nostro Maestro Daisaku Ikeda ci ha trasmesso. Valori come la Pace, da ricercare ogni giorno, in ogni condizione e fino all’ultimo: Tsunesaburo Makiguchi per proteggere quei valori rifiutò la guerra e morì nelle prigioni giapponesi, accusato di antinazionalismo.

L’obiettivo deve essere quello di vivere intensamente la fede, che è rispetto verso gli altri, non violenza, sforzo continuo per non farsi trascinare dall’abitudine vuota che i nostri tempi troppo pubblicizzano, anche in maniera inconsapevole, per non vivere in balia della vita, come fosse qualcosa che non ci appartiene, che ci scorre a fianco. E’ necessaria una battaglia quotidiana, continua, verso una maggiore consapevolezza, una migliore conoscenza di sé, una presa di posizione rispetto a chi siamo veramente, e combattere le dure realtà della vita, di grande o piccola entità, che ogni giorno ci si pongono di fronte.

Questo credo ci ha spinto verso l’elaborazione di un progetto che abbiamo chiamato “Heroes Company”: speriamo possa contribuire a riattivare le coscienze, celebrando i veri eroi dei nostri tempi, persone che, come quei monaci buddisti, giornalmente ci offrono un modello che riabilita l’essenza stessa dell’essere umano, icone di un mondo che sembra scomparso, perduto nei rivoli dell’effimero, e che invece esiste e resiste, magari anche vicino alla nostra porta di casa. Insegnare la semplicità non è da tutti, spesso questa ha bisogno di essere in qualche modo trasmessa e “promossa”. Renato Corsini nei suoi scatti, rappresenta ed esprime quella semplicità profonda che dovremmo riconoscere e ricercare di più ogni giorno, all’interno del nostro mondo, sono esempio di trasmissione, sono quel sentiero che dà maggiore senso alla vita. Un senso più profondo e più vero.

Il lavoro di Renato ci spinge a credere che ci sia spazio per una retrospettiva, promossa dall’azione di “Heroes Company”, che allarghi la visione ad altri eroi moderni. Uomini che riconoscono le complessità dell’esistenza e, offrendo il loro contributo, proseguono sui sentieri della conoscenza e della Pace. Questo libro ne è un esempio.

ROBERTO BAGGIO
VITTORIO PETRONE

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20.12.07

Premio "Roma per la pace" ad Aung San Suu Kyi

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Dal sito del Comune di Roma:

Viene consegnato oggi, giovedì 20 dicembre, ad Aung San Suu Kyi, la 'pasionaria' birmana da anni agli arresti domiciliari, il premio "Roma per la pace e l'azione umanitaria", edizione 2007. Il riconoscimento, istituito dalla Giunta comunale di Roma nel 1994, va ogni anno ad una personalità (o ad un'organizzazione), italiana o straniera, che si sia distinta nell'azione per la pace e nelle iniziative umanitarie.

Tra i premiati delle precedenti edizioni: Giovanni Paolo II, Médecins sans Frontières, Ingrid Betancourt, David Grossman.

Il premio, oltre 25 mila euro, punta a sostenere concretamente l'azione di chi lo ottiene. Aung San Suu Kyi, leader birmana della Lega Nazionale per la Democrazia, premio Nobel per la pace nel 1991, ha dedicato la sua vita all'impegno civile, alla difesa dei diritti umani, alla causa della libertà nel suo paese.

Il premio viene consegnato dal sindaco Veltroni all'Auditorium, durante il concerto di Natale dell'Accademia di Santa Cecilia, nelle mani di Roberto Baggio. Così ha voluto la Suu Kyi, perché in Birmania, paese amante del calcio, Baggio gode di grande popolarità e la sua immagine può contribuire al processo di riconciliazione nazionale. Alla serata partecipano il Presidente della Repubblica Napolitano e il Primo Ministro del governo birmano in esilio, Sein Win.

In concomitanza con il premio, inaugura nel foyer dell'Auditorium la mostra fotografica "Birmania, oltre la repressione": la vita quotidiana, lo spirito, i colori, la dolcezza e la vitalità dei birmani nelle foto di Marco Buemi (in collaborazione con la giornalista Rai Alessandra Mancuso). Le foto saranno esposte fino al 6 gennaio.

Nel corso della serata, Ottavia Piccolo recita un monologo tratto dal testo teatrale "Alfabeto birmano". Il concerto di Natale, sponsorizzato da Enel, è all'insegna dell'operetta francese con il "Gala Offenbach". Dirige il franco-tunisino Faycal Karoui – 36 anni, da poco direttore del New York City Ballet – che sostituisce l'indisposto Antonio Pappano. Voce solista, il mezzosoprano Sonia Ganassi.

CHI E' AUNG SAN SUU KYI:


"La vita di Aung San Suu Kyi, è stata travagliata già dai primi anni di vita, infatti suo padre, uno dei principali esponenti politici birmani, dopo aver negoziato l'indipendenza della nazione dall'Inghilterra nel 1947, fu ucciso da alcuni avversari politici nello stesso anno, lasciando la bambina di appena due anni, oltre che la moglie, Khin Kyi e altri due figli, uno dei quali sarebbe morto in un incidente.

Dopo la morte del marito, Khin Kyi, la madre di Aung San Suu Kyi, divenne una delle figure politiche di maggior rilievo in Birmania, tanto da diventare ambasciatrice in India nel 1960. Aung San Suu Kyi fu sempre presente al fianco della madre, e la seguì ovunque, ed ebbe la possibilità di frequentare le migliori scuole indiane e successivamente inglesi, tanto che nel 1967, ad Oxford, conseguì alcune lauree rispettivamente in Filosofia, Scienze Politiche ed Economia. Continuò poi i suoi studi a New York e nel 1972 cominciò a lavorare per le Nazioni Unite, e in quel periodo conobbe anche uno studioso di cultura tibetana, Micheal Aris, che l'anno successivo sarebbe diventato suo marito, e padre dei suoi due figli, Alexander e Kim.

L'impegno politico

Ritornò in Birmania nel 1988, per accudire la madre gravemente malata, e proprio in quegli anni il generale Saw Maung prese il potere e instaurò il regime militare che tutt'ora comanda in Myanmar. Fortemente influenzata dagli insegnamenti del Mahatma Gandhi, Aung San Suu Kyi sposò la causa del suo paese in maniera non-violenta e fondò la Lega Nazionale per la Democrazia, il 27 settembre 1988. Neanche un anno dopo le furono comminati gli arresti domiciliari, con la concessione che se avesse voluto abbandonare il paese, lo avrebbe potuto fare; Aung San Suu Kyi rifiutò la proposta del regime.

Nel 1990 il regime militare decise di chiamare il popolo alle elezioni, e il risultato fu una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, che sarebbe quindi diventata Primo Ministro, tuttavia i militari rigettarono il voto, e presero il potere con la forza, annullando il voto popolare. L'anno successivo Aung San Suu Kyi vinse il premio Nobel per la Pace, ed usò i soldi del premio per costituire un sistema sanitario e di istruzione, a favore del popolo birmano.

Gli arresti domiciliari le furono revocati nel 1995, ma rimaneva comunque in uno stato di semi libertà, non poté mai lasciare il paese, perché in tal caso le sarebbe stato negato il ritorno in Myanmar, e anche ai suoi familiari non fu mai permesso di visitarla, neanche quando al marito Michael fu diagnosticato un tumore, che di lì a due anni, nel 1999, lo avrebbe ucciso, lasciandola vedova.

Nel 2002, a seguito di forti pressioni delle Nazioni Unite, ad Aung San Suu Kyi fu riconosciuta un maggiore libertà d'azione in Myanmar, ma il 30 maggio 2003, il dramma: mentre era a bordo di un convoglio con numerosi supporters, un gruppo di militari aprì il fuoco è massacrò molte persone, e solo grazie alla prontezza di riflessi del suo autista, Ko Kyaw Soe Lin, riuscì a salvarsi, ma fu di nuovo messa agli arresti domiciliari. Da quel momento, la salute di Aung San Suu Kyi è andata progressivamente peggiorando, tanto da richiedere un intervento e vari ricoveri.

Il "caso" Aung San Suu Kyi ha incominciato ad essere un argomento internazionale, tanto che gli Stati Uniti d'America e l'Unione Europea hanno fatto grosse pressioni sul governo del Myanmar per la sua liberazione, ma gli arresti domiciliari furono rinnovati per un anno nel 2005 e ulteriormente rinnovati nel 2006. Tutt'ora Aung San Suu Kyi è agli arresti domiciliari.
(fonte: Wikipedia)

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